Oro: la debolezza di breve periodo sfida lo scenario di lungo termine
Punti chiave
- L'oro rompe un supporto chiave: la debolezza dei titoli tecnologici, il rialzo dei prezzi dell'energia e il ritorno delle tensioni geopolitiche hanno spinto l'oro sotto i 3.900 USD, contribuendo al peggior ottobre dalla crisi finanziaria globale.
- Il posizionamento resta un rischio nel breve: nove settimane consecutive di vendite da parte degli hedge fund e i deflussi dagli ETF segnalano un deterioramento del sentiment, mettendo alla prova la tenuta della domanda ETF da parte degli investitori.
- Argento e platino sottoperformano: entrambi i metalli hanno perso circa l'8% nell'ultima settimana, contro il 2,6% dell'oro, penalizzati dai timori sulla crescita economica e dal deterioramento del quadro tecnico.
- I fattori di sostegno strutturale restano: timori fiscali, dedollarizzazione e rischi geopolitici continuano a sostenere le prospettive di medio-lungo termine dell'oro, mentre nel breve una stabilizzazione della propensione al rischio e delle aspettative sulla politica monetaria potrebbe contribuire ad attenuare la pressione di vendita.
L'oro ha subito una significativa battuta d'arresto venerdì, scendendo sotto il supporto chiave intorno a 3.970 USD mentre si intensificavano le vendite sui titoli tecnologici globali e legati all'intelligenza artificiale. Il rialzo dei prezzi dell'energia e i timori di nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran dopo le elezioni di medio termine hanno alimentato le pressioni inflazionistiche e indebolito ulteriormente la propensione al rischio. L'oro ha chiuso sotto i 3.900 USD, ai minimi da un anno, registrando il peggior ottobre dalla crisi finanziaria globale, con una perdita del 6,8%. I venditori tecnici restano al comando, con il deterioramento del momentum dei prezzi che ha innescato ulteriori liquidazioni delle posizioni long. Gli ETF garantiti dall'oro hanno registrato deflussi per sei tonnellate nell'ultima settimana, ancora modesti rispetto alle circa 150 tonnellate accumulate da luglio. Tuttavia, una parte significativa di questi acquisti recenti è ora in perdita e la disponibilità degli investitori a mantenere l'esposizione rappresenterà un importante banco di prova per la tenuta delle prospettive rialziste di lungo termine. Un indebolimento di questa convinzione potrebbe alimentare nuove liquidazioni, accentuando e prolungando la correzione. Nel frattempo, secondo i report COT, gli hedge fund sono stati venditori netti di futures sull'oro per nove settimane consecutive, riducendo la loro posizione netta long a 107.000 contratti prima dell'ultima ondata di vendite, appena 15.000 contratti sopra il minimo dell'anno. Sebbene una parte significativa delle posizioni speculative long sia già stata liquidata, il deterioramento del quadro tecnico lascia l'oro vulnerabile a ulteriori vendite, soprattutto se una debolezza più ampia dei mercati azionari dovesse innescare un'ulteriore riduzione della leva finanziaria. La pressione di vendita è stata ancora più marcata su argento e platino, entrambi in calo di circa l'8% nell'ultima settimana, rispetto al calo del 2,6% dell'oro. I timori sulle prospettive economiche e il deterioramento del quadro tecnico hanno pesato su entrambi i metalli, in particolare sull'argento, che ha faticato a recuperare slancio dopo il forte rally e la successiva correzione tra dicembre e febbraio. La rottura al rialzo di una resistenza chiave nel rapporto oro/argento ha ulteriormente evidenziato la debolezza relativa dell'argento, anche se il rimbalzo più deciso registrato oggi dal metallo bianco ha contribuito ad attenuare parte di queste preoccupazioni.
Le ragioni strutturali a sostegno dell'oro nel lungo termine, tuttavia, restano intatte. L'aumento del debito pubblico, i timori sulla sostenibilità fiscale, la frammentazione geopolitica e la dedollarizzazione continuano a sostenere il ruolo dell'oro come strumento di diversificazione del portafoglio e riserva di valore. Al momento, però, questi fattori non sono sufficienti a compensare la pressione delle vendite tecniche, la minore propensione al rischio e i timori che un'inflazione persistente, alimentata dai prezzi dell'energia, possa mantenere la politica monetaria restrittiva più a lungo. Una correzione più profonda dei mercati azionari potrebbe infine spostare l'attenzione verso un possibile sostegno da parte della Federal Reserve, soprattutto se i timori per la stabilità finanziaria iniziassero a prevalere sui rischi inflazionistici. Le aspettative per ulteriori rialzi dei tassi si sono già ridotte da tre a due e un aumento dello stress sui mercati potrebbe portare a escludere anche i rialzi ancora attesi. Un dollaro più debole e rendimenti reali più bassi potrebbero tornare a sostenere l'oro, mentre un eventuale cambio di priorità verso la stabilità finanziaria a scapito del controllo dell'inflazione potrebbe riaccendere i timori sulla credibilità fiscale e monetaria nel lungo periodo. Per ora, l'attenzione resta concentrata sull'andamento dei mercati azionari globali, sugli sviluppi in Medio Oriente, sui prezzi dell'energia e sulle aspettative relative ai tassi di interesse negli Stati Uniti. Dal punto di vista tecnico, la rottura sotto i 3.970 USD ha indebolito il quadro di breve termine, con il precedente livello di supporto che ora potrebbe trasformarsi in resistenza. Sarebbe necessario un recupero stabile sopra questo livello per iniziare a riportare il quadro tecnico verso una maggiore neutralità, mentre il mancato recupero lascerebbe l'oro esposto a ulteriori pressioni di vendita. Nel complesso, i fattori strutturali che sostengono l'oro non sono venuti meno, ma potrebbe essere necessaria una stabilizzazione del sentiment di mercato, del posizionamento speculativo e delle aspettative sulla politica monetaria prima che possano tornare a esercitare un'influenza più significativa sui prezzi.
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