Commodity Weekly: ottobre conferma un anno di forte rotazione tra i settori
Punti chiave
- Ottobre nasconde forti divergenze tra settori: l'indice Bloomberg Commodity Total Return si avvia a chiudere il mese quasi invariato, con i forti rialzi dell'energia che compensano le perdite dei cereali e dei metalli preziosi.
- L'energia domina in un contesto di tensioni geopolitiche: le interruzioni dell'offerta legate alle tensioni in Medio Oriente e le tensioni sui mercati dei prodotti raffinati hanno sostenuto il greggio e il gasolio, mentre il gas naturale europeo è salito del 38%.
- Metalli e cereali restano sotto pressione: l'aumento dei rendimenti obbligazionari, i timori sulla crescita e la liquidazione delle posizioni speculative hanno pesato sui metalli preziosi, mentre le dinamiche legate ai raccolti e la riduzione delle posizioni hanno penalizzato i cereali.
- Le forti rotazioni annuali evidenziano il ruolo della diversificazione: l'energia è balzata di quasi il 100% quest'anno dopo aver perso il 10% nel 2025, mentre i metalli preziosi sono scesi dell'11% dopo il rialzo dell'80% dello scorso anno, evidenziando il valore di un'esposizione diversificata alle materie prime.
L'indice Bloomberg Commodity Total Return (BCOM TR), che replica un paniere diversificato di 25 contratti futures sulle principali materie prime nei settori dell'energia, dei metalli e dell'agricoltura, si avvia a chiudere ottobre sostanzialmente invariato. Dietro questa apparente stabilità, tuttavia, emergono forti divergenze tra i settori: i marcati rialzi dell'energia e, in misura minore, delle soft commodity hanno compensato le perdite dei cereali e dei metalli preziosi, mentre i metalli industriali hanno registrato un lieve calo. L'energia si conferma il settore con la performance migliore, sostenuta dalle persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dalle interruzioni dell'offerta e dagli elevati premi per il rischio su greggio e prodotti raffinati. Brent e WTI hanno guidato i rialzi insieme al gasolio statunitense, sostenuto da scorte ridotte, una minore disponibilità per le esportazioni e manutenzioni differite delle raffinerie, fattori che hanno accentuato i timori sull'offerta. Il gas naturale europeo è salito di circa il 38%, riflettendo i crescenti timori sulla sicurezza degli approvvigionamenti e la persistente vulnerabilità della regione a eventuali interruzioni dei flussi globali di GNL. Il gas naturale europeo, tuttavia, non fa parte dell'indice BCOM.
Altrove, l'agricoltura ha registrato un andamento contrastato, con lo zucchero tra le materie prime più performanti, mentre i cereali hanno subito nuove pressioni di vendita a causa del progressivo ridimensionamento delle posizioni long speculative accumulate ad agosto. Grano e mais sono stati penalizzati dalle pressioni sull'offerta legate ai raccolti, dal cambiamento delle aspettative sul commercio internazionale e dalla liquidazione delle posizioni speculative. Lo zucchero, invece, ha beneficiato dei timori sull'offerta legati alle condizioni meteorologiche e del forte interesse speculativo. La recente marcata svalutazione del real brasiliano ha tuttavia esercitato pressioni su diverse importanti esportazioni agricole del Brasile, tra cui zucchero, soia, caffè e cotone. Un real più debole aumenta infatti la competitività delle esportazioni brasiliane sui mercati internazionali, esercitando una pressione al ribasso sui prezzi denominati in dollari USA. I metalli preziosi hanno registrato una netta inversione di tendenza, con argento e platino tra le materie prime più penalizzate in ottobre, mentre anche l'oro si è indebolito. Il settore ha risentito del rialzo dei rendimenti obbligazionari e del cambiamento delle aspettative sui tassi d'interesse, che hanno aumentato il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento. Allo stesso tempo, i timori sulla crescita globale e sulla sostenibilità degli investimenti legati all'intelligenza artificiale hanno pesato soprattutto su argento e platino, data la loro maggiore esposizione alla domanda industriale. L'elevato posizionamento speculativo accumulato durante i precedenti rialzi ha amplificato la correzione, mentre il deterioramento del quadro tecnico ha innescato ulteriori liquidazioni delle posizioni long e vendite legate al momentum. I metalli industriali, nel frattempo, hanno mostrato una relativa tenuta nonostante i timori per il rallentamento della crescita economica, l'indebolimento della domanda cinese e l'incertezza sulla politica commerciale statunitense. Il rame ha risentito in particolare dell'aumento delle scorte registrate presso le principali borse e delle aspettative su possibili dazi statunitensi sulle importazioni di prodotti raffinati. Le prospettive di domanda di lungo periodo legate all'elettrificazione e agli investimenti infrastrutturali continuano tuttavia a fornire un certo sostegno. L'entità della rotazione osservata quest'anno emerge ancora più chiaramente dal confronto con il 2025. I metalli preziosi, che lo scorso anno avevano dominato la classifica delle materie prime con guadagni intorno all'80%, sono diventati il settore più debole del 2026, con un calo di circa l'11%. Al contrario, l'energia, che nel 2025 aveva perso circa il 10%, è salita di quasi il 100% da inizio anno, trainata soprattutto dalle interruzioni dell'offerta legate alle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei prezzi del greggio e dei prodotti raffinati.
La lezione più ampia del 2026 è che la performance delle materie prime è raramente uniforme. Le tensioni geopolitiche hanno ridisegnato gli equilibri dei mercati energetici, i cicli meteorologici e dei raccolti hanno influenzato l'agricoltura, mentre inflazione, rendimenti obbligazionari, aspettative di crescita e il posizionamento speculativo hanno determinato forti aggiustamenti nei metalli. Poiché queste forze probabilmente resteranno influenti, la rotazione settoriale potrebbe continuare a essere importante quanto la direzione complessiva del mercato delle materie prime.
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