Gas naturale: rischi in Europa, prezzi sotto pressione negli USA
Punti chiave
- Il gas europeo arretra, ma i rischi sull’offerta restano: il TTF olandese è sceso di circa il 17% dal picco della scorsa settimana, mentre le speranze di un accordo di pace in Medio Oriente attenuano il premio per il rischio geopolitico. Le tensioni sull’approvvigionamento nel breve termine, tuttavia, non sono risolte.
- Scorte basse aumentano i rischi per l’inverno: gli stoccaggi europei sono al 74,3%, contro una media quinquennale vicina al 90%, lasciando l’Europa più esposta a ondate di freddo e interruzioni delle forniture.
- Il ritorno del GNL richiederà tempo: anche una piena riapertura dello Stretto di Hormuz non eliminerebbe immediatamente le criticità, con settimane di ritardi nelle consegne e una persistente competizione con l’Asia per i carichi.
- Negli USA cresce la scommessa su prezzi più bassi: i futures Henry Hub scambiano sotto i 3 USD/MMBtu e le posizioni corte speculative hanno raggiunto i massimi dal 2020, aumentando il rischio di uno short squeeze in caso di una domanda di riscaldamento superiore alle attese.
I prezzi del gas naturale in Europa restano elevati a causa delle persistenti interruzioni delle forniture dal Medio Oriente, dei bassi livelli di stoccaggio e dell’incertezza sulla domanda invernale. Negli Stati Uniti, invece, il gas naturale continua a scambiare sotto i 3 USD/MMBtu, mentre i fondi hedge hanno accumulato le posizioni ribassiste più ampie degli ultimi anni, anche sulla base delle aspettative che un forte El Niño possa ridurre la domanda di riscaldamento. Questa divergenza riflette dinamiche di domanda e offerta profondamente diverse nei due mercati.
Il benchmark olandese TTF, che la scorsa settimana ha raggiunto i 104 EUR, il livello più alto dal 2022, anno della crisi energetica europea innescata dalle interruzioni delle forniture di gas russo via gasdotto, ha successivamente perso circa il 17%. Il calo è stato favorito dalle aspettative che il presidente Trump possa cercare una via d’uscita dal conflitto in Medio Oriente dopo la pesante sconfitta alle elezioni di medio termine.
Oltre all’andamento delle temperature, l’attenzione dei trader europei resta concentrata sugli sviluppi in Medio Oriente e, in particolare, sulla possibilità di un accordo negoziato che consenta la ripresa delle spedizioni di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz.
Tuttavia, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire completamente domani, potrebbero essere necessarie diverse settimane prima che ulteriori carichi di GNL raggiungano i terminali europei. Anche la ripresa delle attività di produzione e spedizione potrebbe richiedere tempo. Di conseguenza, una riapertura potrebbe determinare un calo immediato dei prezzi con la riduzione del premio per il rischio geopolitico, ma non risolverebbe rapidamente le criticità fisiche dell’approvvigionamento europeo.
Bassi livelli di stoccaggio aumentano la vulnerabilità dell'Europa per l'inverno
L’Europa entra nella stagione dei prelievi invernali con gli impianti di stoccaggio al 74,3% della capacità, ben al di sotto della media stagionale quinquennale, vicina al 90%. Questo lascia la regione con un margine di sicurezza più ridotto in caso di ondate di freddo prolungate o interruzioni impreviste delle forniture. La vulnerabilità è accentuata dal fatto che il gas prelevato dagli stoccaggi copre generalmente meno del 30% dei consumi invernali europei, rendendo la regione fortemente dipendente dalle importazioni via gasdotto e dalle consegne di GNL per soddisfare la domanda restante.
I prossimi mesi saranno quindi cruciali. La domanda europea dipenderà non solo dall’andamento delle temperature, ma anche dalla frequenza degli episodi di Dunkelflaute, caratterizzati da una ridotta produzione eolica e solare che aumenta il ricorso alla generazione elettrica da gas e carbone.
Nel frattempo, l’Europa dovrà competere con gli acquirenti asiatici per i carichi di GNL disponibili sul mercato. Con il TTF olandese e i prezzi del GNL asiatico entrambi intorno ai 30 USD/MMBtu, l’intensità della domanda invernale nelle due regioni contribuirà a determinare verso quale mercato saranno indirizzati i carichi disponibili.
I fondi hedge USA ai massimi livelli di posizioni short sul gas dal 2020
Dall’altra parte dell’Atlantico, lo scenario è decisamente diverso. Il gas naturale Henry Hub negli Stati Uniti continua a scambiare sotto i 3 USD/MMBtu, sostenuto dall’abbondante produzione nazionale e dalle aspettative che un forte El Niño possa ridurre la domanda di riscaldamento durante l’inverno.
Nella settimana conclusa il 27 ottobre, i fondi classificati come managed money hanno aumentato le loro posizioni short nette complessive sui due principali contratti futures Henry Hub negoziati su CME e ICE, portandole ai livelli più elevati dal 2020. Sul solo contratto di riferimento del CME, gli operatori a leva detenevano una posizione corta netta di circa 205.000 contratti, equivalenti a 2,05 trilioni di piedi cubi di gas.
Il posizionamento ribassista riflette le aspettative di una domanda di riscaldamento più debole, mentre le scorte sotterranee statunitensi, pari a circa 3,7 trilioni di piedi cubi, restano sostanzialmente in linea con la media stagionale quinquennale. Allo stesso tempo, l’accumulo di posizioni short aumenta il rischio di una rapida inversione qualora le previsioni meteorologiche indicassero temperature più rigide o la domanda superasse le attese.
Prospettive: meteo e diplomazia al centro dell'attenzione
Il mercato globale del gas resta diviso tra Europa e Asia, dove le forniture rimangono limitate, e gli Stati Uniti, dove il mercato è relativamente ben rifornito e il posizionamento speculativo riflette aspettative di un inverno mite.
Negli Stati Uniti, invece, l’elevato livello delle posizioni short aumenta il rischio di una loro rapida copertura qualora le previsioni meteorologiche indicassero temperature più rigide del previsto, mettendo sotto pressione il posizionamento ribassista.
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