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Rapida panoramica del mercato - Chip in ritirata: il Brent resta oltre 107 dollari - 19 ottobre 2026

Macro 3 minutes to read

Fattori trainanti e catalizzatori dei mercati

  • Macroeconomia: il presidente della Fed ha ridimensionato le aspettative di un rialzo dei tassi, mentre la produzione industriale ha superato le previsioni.
  • Azioni: le borse statunitensi hanno subito un'altra ondata di vendite guidata dai titoli legati all'intelligenza artificiale. L'Europa ha sovraperformato grazie alla rotazione degli investitori verso i settori difensivi, mentre i mercati asiatici sono rimasti sotto pressione.
  • Volatilità: la volatilità degli indici è aumentata bruscamente, con le scadenze più brevi che hanno registrato i maggiori aggiustamenti.
  • Asset digitali: le azioni delle società legate alle criptovalute e dei miner quotati hanno subito forti ribassi, mentre le criptovalute sottostanti hanno registrato variazioni contenute.
  • Materie prime: il petrolio arretra dai massimi degli ultimi cinque mesi, mentre l'oro si stabilizza e prende il via la LME Week.
  • Obbligazioni: i rendimenti a lungo termine sono saliti venerdì, prima di ripiegare durante la mattinata asiatica.
  • Valute: il dollaro si è indebolito sulle aspettative di tassi Fed invariati, con il dollaro australiano in testa ai rialzi.


Macroeconomia

  • Il presidente della Fed, Warsh, non ha fornito indicazioni sulla decisione di politica monetaria di questo mese, affermando che l'accelerazione dell'inflazione non ha modificato le sue prospettive. Le sue dichiarazioni sono state interpretate come un ulteriore elemento a favore di una riduzione delle probabilità implicite di un rialzo dei tassi a ottobre. Warsh ha sottolineato che l'inflazione rimane troppo elevata, pur risultando sostanzialmente in linea con le aspettative. A settembre la Fed ha aumentato i tassi portandoli al 3,75%-4%, per la prima volta dal 2023, e la maggior parte dei funzionari prevede ancora un ulteriore rialzo entro la fine dell'anno. La prossima riunione è prevista per il 28 ottobre.
  • La produzione industriale statunitense è aumentata dello 0,7% su base mensile a settembre, registrando il maggiore incremento degli ultimi cinque mesi e superando la previsione dello 0,4%. La produzione manifatturiera è cresciuta dello 0,3%, quella mineraria dello 0,2% e quella delle utility del 3,5%. Nel terzo trimestre, la produzione industriale è aumentata a un tasso annualizzato del 2,8%. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva è salito al 76,9%, il livello più alto da dicembre 2023 e superiore al 76,5% previsto, pur rimanendo di 2,5 punti percentuali al di sotto della media di lungo periodo del 79,4%.
  • Nel fine settimana sono state segnalate ulteriori interruzioni delle forniture in Medio Oriente. Sono proseguiti gli scontri tra Arabia Saudita e Houthi, con l'abbattimento di un elicottero saudita nei pressi dello Yemen e attacchi degli Houthi contro Yanbu. Nel frattempo, tre petroliere sono state danneggiate nello Stretto di Hormuz, mentre le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rafforzato il controllo sulla via marittima. Droni ucraini hanno inoltre colpito impianti petroliferi a San Pietroburgo.
  • Il presidente Trump ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con la Russia per l'esportazione di diesel e di aver rinviato nuove sanzioni per salvaguardare i negoziati di pace sull'Ucraina. Tuttavia, alcuni parlamentari statunitensi hanno presentato un disegno di legge per bloccare l'operazione. Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha accusato Donald Trump di voler fare pressioni su Kyiv affinché si arrenda alla Russia, intensificando uno scontro con il presidente statunitense che prosegue da una settimana.
  • L'economia cinese ha superato le aspettative nel terzo trimestre, crescendo del 4,5%. A settembre, la crescita delle vendite al dettaglio ha accelerato più del previsto, raggiungendo l'1,1%, mentre quella della produzione industriale è salita al 5,5% su base annua. Nel frattempo, i prezzi delle abitazioni sono diminuiti a un ritmo più contenuto a settembre, alimentando le speranze che la crisi immobiliare in corso da cinque anni, che ha pesato sulla crescita economica, possa finalmente attenuarsi grazie ai primi effetti delle più recenti misure di stimolo. 

Principali appuntamenti del calendario macroeconomico (orari GMT)

  • 12:30 – Canada: CPI di settembre

Trimestrali

  • Oggi: Fifth Third Bancorp, Steel Dynamics
  • Martedì: GE Aerospace, Netflix, RTX Corporation, ABB Ltd, Intuitive Surgical, Chubb, Capital One, 3M Company, General Motors, Northrop Grumman, United Airlines
  • Mercoledì: Meta, Tesla, Lam Research, Philip Morris, SAP, Thermo Fisher Scientific, Texas Instruments, IBM, Abbott Laboratories, NextEra Energy, AT&T, Iberdrola, Danaher
  • Giovedì: Procter & Gamble, Gilead Sciences, Union Pacific, Western Digital, Valero Energy, Blackstone, Newmont, Lockheed Martin, Spotify, Atlas Copco
  • Venerdì: ExxonMobil, American Express, Eni S.p.A, SLB 


Azioni

  • Stati Uniti: venerdì l'S&P 500 ha perso l'1,1% e il Dow Jones lo 0,3%, mentre la debolezza dei titoli tecnologici ha trascinato il Nasdaq in calo del 2,5%, chiudendo la peggiore settimana di Wall Street degli ultimi mesi. I titoli legati all'intelligenza artificiale e ai semiconduttori hanno guidato i ribassi, con i produttori di chip che hanno registrato la serie negativa più lunga dal 2008, mentre gli investitori mettono in discussione la portata e le modalità di finanziamento degli investimenti nelle infrastrutture per l'IA. CoreWeave ha perso oltre il 20% nell'arco della settimana a causa dei timori legati al suo fabbisogno finanziario, evidenziando la crescente attenzione verso il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale. Tuttavia, nelle prime ore di lunedì i futures sull'S&P 500 sono saliti dello 0,5% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,9%, suggerendo un possibile rimbalzo in vista di una settimana ricca di trimestrali.
  • Europa: venerdì le borse europee si sono mosse in controtendenza rispetto alla debolezza di Wall Street, con lo Stoxx 600 in rialzo dello 0,7%, il FTSE 100 dello 0,4% e l'SMI svizzero dello 0,3%. I titoli bancari e quelli del settore alimentare e delle bevande hanno guidato i guadagni, mentre gli investitori hanno ridotto l'esposizione alla tecnologia statunitense a favore di società europee più difensive e con valutazioni relativamente interessanti. British American Tobacco e il gruppo della difesa Babcock hanno contribuito a portare il FTSE 100 alla chiusura più alta dalla fine di agosto. Lo Stoxx 600 ha guadagnato il 2,1% nella settimana, registrando la migliore performance relativa rispetto all'S&P 500 dall'aprile 2025. L'attenzione si sposta ora sulle prossime trimestrali.
  • Asia: lunedì le borse asiatiche hanno recuperato parte delle forti perdite iniziali. Il Nikkei 225 giapponese ha ridotto il calo a circa lo 0,7%, mentre il Kospi sudcoreano ha invertito la rotta, guadagnando lo 0,6%. SK Hynix ha perso l'1,3% e Samsung Electronics è rimasta invariata, dopo una settimana difficile segnata dai timori di una crescente concorrenza cinese nel settore dei chip di memoria. Samsung Biologics si è distinta in positivo, con un rialzo superiore all'8%, mentre le azioni della Cina continentale hanno mostrato maggiore resilienza dopo che la crescita economica del terzo trimestre ha raggiunto il 4,5%, leggermente al di sopra delle aspettative. La borsa di Hong Kong è rimasta chiusa per la festività di Chung Yeung, lasciando gli investitori concentrati sulle trimestrali e sulla possibilità di una stabilizzazione delle vendite nel settore tecnologico. 


Volatilità

VIX 19,99 | FUTURES VIX: 18,500 | STRUTTURA A TERMINE: CONTANGO | SKEW: ELEVATO (168,59) | REGIME DI MERCATO: NEUTRALE / LATERALE | DATI ALLE ~06:00 CET

  • La volatilità degli indici ha registrato un forte riprezzamento in concomitanza con il crollo dei titoli dei semiconduttori. Il VIX è salito del 21,45% a 19,99, l'indicatore a nove giorni del 44,02% a 20,12 e quello a un giorno del 67,41% a 23,27, portando le scadenze più brevi al di sopra del VIX spot. Il VVIX è balzato del 18,73% a 109,91 e lo SKEW del 5,07% a 168,59. La correlazione realizzata a sei mesi tra i titoli dell'S&P si attesta a 0,01, il livello più basso dal 2001, il che significa che la volatilità dell'indice partiva da una base insolitamente bassa prima del riprezzamento.
  • Oltre il breve termine, la curva è rimasta in contango, con valori compresi tra 20,50 a tre mesi e 22,61 a un anno, mentre il future VX di novembre a 17,92 presenta un rigonfiamento nella parte intermedia della curva. La volatilità dei tassi si è attenuata, con l'indice MOVE in calo dell'1,35% a 101,11. Le opzioni sull'SPX implicano un movimento di 61,5 punti, pari allo 0,80%, per la scadenza odierna e di 118,3 punti, pari all'1,54%, fino al 23 ottobre. 


Asset digitali

BITCOIN ~82.386 +0,45% | ETHEREUM ~2.420 +0,54% | IBIT 46,15 -0,94% | ETHA 54,51 -1,62% | DATI ALLE ~06:00 CET

  • Le società quotate del settore hanno subito forti ribassi, mentre le criptovalute sottostanti sono rimaste stabili. Strategy ha perso il 9,56%, Coinbase il 5,79% e Circle il 5,46%. I miner hanno registrato le perdite maggiori, con Riot in calo dell'11,48%, IREN dell'11,19% e Cipher del 10,56%. Questi movimenti hanno coinciso con la riduzione delle posizioni nei titoli legati all'intelligenza artificiale, piuttosto che con l'andamento dei prezzi spot delle criptovalute.
  • Bitcoin si mantiene nella parte bassa dell'area degli 81.000 dollari, mentre Ether scambia a 2.365 dollari, in calo del 2,1%, con la volatilità delle criptovalute sostanzialmente invariata e il DVOL a 38,80. Le liquidazioni si sono ridotte a 359 milioni di dollari, per il 78% relative a posizioni long, rispetto al picco di 937 milioni registrato il 15 ottobre. Tra il 12 e il 16 ottobre, gli ETF spot su Ether hanno registrato deflussi per 320,1 milioni di dollari, di cui il 93,4% attribuibile a ETHA, mentre gli ETF su Bitcoin hanno perso 228 milioni di dollari, con IBIT che ha chiuso invariato. L'area di supporto si colloca tra 81.000 e 82.000 dollari, mentre la resistenza è a 84.100 dollari. Per ETH, il minimo del 15 ottobre si trova a 2.325 dollari.


Materie prime

  • Petrolio: il contratto Brent con scadenza dicembre perde l'1,7% e scambia a 108 USD al barile, dopo aver raggiunto la scorsa settimana un massimo degli ultimi cinque mesi a 110 USD. I timori di interruzioni delle forniture nello Stretto di Hormuz e nel Mar Nero, gli attacchi degli Houthi contro la sede centrale di Saudi Aramco e i danni subiti da tre petroliere sono stati tutti indicati tra i fattori alla base del rialzo. La flessione di questa mattina coincide invece con segnali secondo cui le forniture dal Medio Oriente si mantengono vicine ai livelli precedenti alla guerra. Nel frattempo, alcuni parlamentari statunitensi hanno presentato un disegno di legge per bloccare l'accordo sull'acquisto di carburante tra Trump e Putin, mentre Mosca e Kyiv continuano a scambiarsi attacchi di rappresaglia.
  • Oro: l'oro spot guadagna lo 0,2% a 4.175 USD, dopo aver concluso una settimana caratterizzata da forti oscillazioni con una variazione complessiva contenuta. Il mercato rimane diviso tra le pressioni di vendita di breve termine da parte degli operatori concentrati sui fattori macroeconomici e la domanda degli investitori meno sensibili ai tassi d'interesse, alla ricerca di beni rifugio in un contesto di molteplici tensioni geopolitiche e fiscali. A nostro avviso, la resistenza principale rimane a 4.235 USD, mentre il supporto continua a emergere sotto i 4.100 USD. Venerdì le disponibilità detenute dagli ETF hanno raggiunto un nuovo massimo degli ultimi quattro anni, mentre le continue vendite nette degli hedge fund hanno ridotto le posizioni rialziste sui futures ai minimi degli ultimi quattro mesi.
  • Metalli industriali: oggi prende il via a Londra la LME Week, che riunisce produttori, consumatori, operatori commerciali e investitori dell'industria metallurgica mondiale. L'evento rappresenta un'importante occasione per valutare le tendenze della domanda e dell'offerta e le prospettive dei metalli industriali. Le discussioni contribuiscono spesso a orientare il sentiment di mercato e le aspettative sui prezzi per l'anno successivo, in particolare per il rame e gli altri metalli sensibili alla crescita economica. 


Obbligazioni

  • Venerdì la curva dei rendimenti dei Treasury statunitensi si è irripidita. Il rendimento del decennale è salito di 2,4 punti base al 5,087% e quello del trentennale di 2 punti base al 5,428%, mentre il rendimento a un anno è sceso di 1,8 punti base al 4,44%, ampliando lo spread tra le scadenze a cinque e trent'anni a 54,2 punti base. Il forte rialzo del petrolio e l'indagine rivolta ai primary dealer in vista del rifinanziamento del Tesoro di novembre, che includeva domande sulle operazioni di riacquisto dei titoli a lunga scadenza, sono stati indicati tra i fattori che hanno accentuato la debolezza della parte lunga della curva. Gli strategist di Citi hanno interpretato l'indagine come un segnale di una possibile riduzione delle emissioni obbligazionarie a lungo termine.
  • Nonostante la debolezza della parte lunga della curva venerdì, il rendimento del decennale è diminuito di circa 17 punti base nell'arco della settimana, un movimento coinciso con le turbolenze dei titoli legati all'intelligenza artificiale. Nelle prime contrattazioni europee, il rendimento del decennale si attesta al 5,065%, quello del trentennale al 5,406% e quello del biennale al 4,721%.


Valute

  • Venerdì il dollaro si è indebolito, con il Bloomberg Dollar Spot Index in calo dello 0,2%, chiudendo la peggiore settimana dall'inizio di settembre dopo che le dichiarazioni del presidente Warsh sono state interpretate come favorevoli a una pausa nei rialzi dei tassi. La debolezza del dollaro ha coinciso con l'interruzione di una serie di cinque settimane consecutive di ribassi dell'euro e con un rialzo generalizzato delle valute e delle azioni dei mercati emergenti. Finora oggi i movimenti sono stati contenuti, con l'indice del dollaro, l'euro e lo yen pressoché invariati. Il dollaro australiano è tuttavia la valuta del G10 con la performance migliore questa mattina, in rialzo dello 0,4% dopo la seduta di venerdì caratterizzata da una maggiore propensione al rischio. Anche il dollaro canadese si è rafforzato, con USD/CAD in calo dello 0,14%, sostenuto dall'aumento dei prezzi del greggio.
  • I dati COT sul mercato valutario relativi alla settimana conclusa il 13 ottobre mostrano che le posizioni long lorde sul dollaro rispetto a otto futures valutari IMM sono aumentate del 27%, raggiungendo 44,6 miliardi di USD, il livello più alto delle ultime 11 settimane, con un incremento significativo di 37 miliardi di USD nelle ultime quattro settimane. Le posizioni nette short sull'euro hanno raggiunto un massimo decennale, quelle short sulla sterlina un massimo degli ultimi nove anni, mentre le posizioni short sul dollaro australiano hanno toccato un massimo storico. Il crescente sbilanciamento delle posizioni in un'unica direzione aumenta il rischio di brusche inversioni qualora il contesto fondamentale o tecnico dovesse cambiare.

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