Banche europee sotto esame: trimestrali, Fed e BCE mettono il settore alla prova
Punti chiave
Tassi più elevati, un'arma a doppio taglio: possono sostenere i ricavi da interessi, ma anche mettere sotto pressione i portafogli obbligazionari e i debitori.
Utili solidi raccontano solo una parte della storia: le trimestrali saranno un test per i margini di interesse, la qualità del credito e le prospettive per il 2027.
Valutazioni basse non significano necessariamente opportunità: redditività sostenibile, bilanci solidi e valutazioni ragionevoli restano determinanti nella selezione dei titoli.
Le banche europee hanno vissuto una notevole ripresa, sostenuta dall’aumento dei tassi di interesse, dalla crescita degli utili e dalle generose remunerazioni agli azionisti. Il rapporto tra banche e tassi, tuttavia, sta diventando sempre più complesso. Questa settimana rappresenta un banco di prova importante. Mercoledì 28 ottobre la Federal Reserve annuncerà la propria decisione sui tassi, seguita giovedì 29 ottobre dalla Banca Centrale Europea (BCE). Per entrambe è atteso un mantenimento dei tassi invariati, mentre alcune delle maggiori banche europee pubblicheranno i risultati del terzo trimestre. Il momento è particolarmente delicato. Di recente, i titoli bancari europei sono tornati sotto pressione, soprattutto in Francia, dove l’aumento dei costi di finanziamento del debito pubblico ha riacceso i timori sulla stabilità finanziaria. Il paradosso è evidente: gli stessi tassi elevati che hanno contribuito a sostenere la redditività delle banche potrebbero ora trasformarsi in una delle principali fonti di rischio per il settore.
Quando i tassi elevati smettono di essere un vantaggio
Il modello di business delle banche è relativamente semplice: raccolgono depositi, concedono prestiti e, in genere, guadagnano sui finanziamenti più di quanto riconoscano ai depositanti. Quando le banche centrali alzano i tassi, gli istituti possono spesso applicare interessi più elevati sui prestiti senza aumentare immediatamente, nella stessa misura, quelli corrisposti sui depositi. Questo differenziale, che contribuisce al margine di interesse, può sostenere la redditività. È stato uno dei fattori alla base della ripresa del settore bancario europeo. A settembre, la BCE ha alzato il tasso sui depositi al 2,50%, mentre la Fed ha portato l’intervallo di riferimento al 3,75-4,00%. Ma tassi più elevati non sono sempre una buona notizia. Innanzitutto, con il tempo i depositanti tendono a richiedere rendimenti più elevati, facendo aumentare il costo della raccolta per le banche. Inoltre, mutui e finanziamenti alle imprese più costosi possono frenare la domanda di credito o rendere più difficile il rimborso dei debiti esistenti. C’è poi un terzo elemento: i titoli di Stato. Quando i rendimenti obbligazionari salgono, il valore di mercato delle obbligazioni già in circolazione tende a diminuire. Le banche con consistenti portafogli di titoli di Stato possono quindi trovarsi esposte a perdite, pressioni sulla propria solidità finanziaria o maggiori costi di finanziamento. Alcune regole contabili consentono di non rilevare immediatamente le perdite temporanee di mercato, ma questo non elimina il rischio sottostante. La distinzione tra BCE e Fed è importante. La BCE influenza direttamente le condizioni del credito nell’area euro, mentre la Fed incide sui costi di finanziamento internazionali e, più in generale, sui mercati finanziari globali. Per gli investitori, la questione non è più semplicemente se i tassi saliranno o scenderanno, ma se una banca sarà in grado di mantenere una redditività sostenibile in diversi scenari di tasso.
Trimestrali: guardare oltre il dato sugli utili
I prossimi giorni offriranno un confronto interessante tra diversi modelli di business bancari.
HSBC pubblicherà i risultati il 27 ottobre, seguita da BNP Paribas, Deutsche Bank, Banco Santander e UBS il 28 ottobre. Il 29 ottobre sarà la volta di ING, Société Générale, BBVA e Danske Bank, mentre Crédit Agricole e NatWest pubblicheranno i risultati il 30 ottobre. Tra le banche italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit presenteranno le rispettive trimestrali il 3 e il 9 novembre.
Ciascun istituto offre una prospettiva diversa. HSBC fornisce indicazioni sui mercati asiatici e sulla gestione patrimoniale, Deutsche Bank sulle condizioni dell’investment banking, mentre Santander e BBVA operano in diverse economie.
Uno dei casi più interessanti arriva però dalla Svizzera.
Dopo il collasso di Credit Suisse nel 2023 e la successiva acquisizione da parte di UBS, il governo svizzero punta a requisiti patrimoniali più stringenti per ridurre il rischio di una nuova crisi bancaria. L’obiettivo è chiaro: richiedere alle banche riserve di capitale più consistenti per assorbire eventuali perdite.
UBS sostiene tuttavia che le misure proposte rischierebbero di ridurne la competitività internazionale. Il presidente della banca ha avvertito che requisiti eccessivamente restrittivi potrebbero costringere l’istituto a riconsiderare la propria presenza futura in Svizzera.
Il confronto ha ormai implicazioni che vanno oltre gli azionisti. Il 25 ottobre, l’Associazione svizzera degli impiegati di banca ha avvertito che, nello scenario peggiore di trasferimento, vendita o fusione, potrebbero essere a rischio fino a 12.000 dei circa 34.000 posti di lavoro di UBS in Svizzera. Si tratta di potenziali perdite di posti di lavoro, non di licenziamenti annunciati.
La trimestrale di UBS di mercoledì pone quindi un’altra questione importante: quanto possono incidere requisiti patrimoniali più stringenti sulla redditività futura di una banca e sulla remunerazione degli azionisti?
È un tema che va ben oltre la Svizzera. Riserve di capitale più elevate possono rendere le banche più solide, ma allo stesso tempo possono ridurre il rendimento del capitale per gli azionisti.
Per gli investitori, quindi, non basta verificare se gli utili superano le attese. Occorre valutare anche la tenuta dei margini di interesse, l’evoluzione della qualità del credito e la capacità delle banche di continuare a distribuire dividendi senza indebolire la propria solidità patrimoniale.
Una banca che registra utili record mentre la qualità del credito dei suoi clienti si deteriora potrebbe risultare meno interessante di un istituto capace di generare una crescita più moderata, ma sostenibile.
Valutazioni interessanti o rischi sottovalutati?
Le valutazioni rendono il quadro particolarmente interessante.
L’indice STOXX Europe 600 Banks tratta a circa 11,4 volte gli utili attesi e 1,5 volte il valore contabile, alle 14,6 volte gli utili attesi del mercato europeo nel suo complesso.
Il valore contabile rappresenta la differenza tra le attività e le passività di una banca. Pagare 1,5 volte il valore contabile significa quindi pagare 1,50 euro per ogni euro di patrimonio netto contabile.
Le banche francesi appaiono particolarmente convenienti in termini di valutazioni. Secondo S&P Global Market Intelligence, all’inizio di ottobre BNP Paribas, Société Générale e Crédit Agricole trattavano a meno di otto volte gli utili stimati, rispetto a una mediana di 10,3 volte per 20 grandi banche europee. Lo sconto, tuttavia, riflette timori concreti legati ai conti pubblici francesi, all’incertezza politica e all’aumento dei costi di finanziamento del debito pubblico. Oggi le banche dispongono generalmente di riserve di capitale più solide e sono soggette a una vigilanza più rigorosa rispetto alla crisi del debito sovrano europeo. La loro esposizione al debito pubblico resta comunque un elemento importante. Per gli investitori, una valutazione diventa realmente significativa solo se rapportata alla sostenibilità della redditività. Una banca capace di generare con continuità rendimenti interessanti sul capitale degli azionisti può giustificare una valutazione più elevata. Al contrario, un istituto che registra utili eccezionalmente elevati grazie a condizioni particolarmente favorevoli potrebbe apparire conveniente proprio prima di un indebolimento della redditività.
Rischi: cosa potrebbe andare storto?
Tre rischi meritano particolare attenzione. Un aumento prolungato dei rendimenti dei titoli di Stato potrebbe esercitare ulteriore pressione sui bilanci delle banche, soprattutto nei Paesi caratterizzati da maggiore incertezza fiscale. L’aumento del costo dei depositi potrebbe comprimere i margini di interesse, mentre un indebolimento della crescita economica potrebbe tradursi in un aumento delle insolvenze sui prestiti. Tra i principali segnali da monitorare figurano l’ampliamento dei differenziali tra i rendimenti dei titoli di Stato, il calo dei margini di interesse e l’aumento delle perdite su crediti.
La bussola per gli investitori: i fattori chiave per valutare la solidità di una banca
Monitorare la redditività del credito: confrontare il margine di interesse con il costo della raccolta, senza concentrarsi esclusivamente sugli utili complessivi.
Osservare la qualità del credito: un aumento delle insolvenze sui prestiti, accompagnato da un indebolimento della crescita economica, può segnalare future pressioni sugli utili.
Confrontare valutazioni e redditività: considerare le valutazioni insieme alla capacità di generare un rendimento sostenibile sul capitale proprio, non soltanto agli utili correnti.
Valutare la remunerazione degli azionisti: dividendi e riacquisti di azioni sono più sostenibili quando supportati da solide riserve di capitale e utili resilienti.
La resilienza è la risorsa più preziosa
Le banche europee non hanno necessariamente bisogno di ulteriori rialzi dei tassi per continuare a essere interessanti. Allo stesso modo, un calo dei tassi non renderebbe automaticamente meno solidi i loro modelli di business. Ciò che conta è la capacità di generare rendimenti sostenibili, gestendo al tempo stesso i rischi legati alla concessione di credito, alla detenzione di obbligazioni e al finanziamento dell’economia. Questa stagione delle trimestrali offre l’opportunità di distinguere le banche che stanno beneficiando di condizioni favorevoli da quelle con una capacità strutturale di generare utili nel tempo. Le recenti vendite potrebbero aver reso alcune valutazioni più interessanti, ma prezzi più bassi, da soli, non garantiscono migliori rendimenti nel lungo periodo. In definitiva, le banche più solide non sono necessariamente quelle che generano gli utili più elevati quando le condizioni sono favorevoli, ma quelle capaci di mantenere la propria redditività anche quando lo scenario cambia.